Archivio storico

Cenni storici sull’Archivio storico dell’Arciconfraternita Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma

La presenza di un archivio appare già nel primo statuto dell’Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria datato intorno al 1629, in cui si dice che esso si trova nei locali della sagrestia ed è sottoposto alla custodia del segretario che si prende cura dei documenti, dopo di che, ci sono tre copie della chiave dell’archivio e sono, una per il segretario, una per i guardiani che la tengono a turni di tre mesi per uno ed una per il sollecitatore delle liti. Non si parla ancora di una figura di archivista che, invece, iniziamo a trovare negli statuti del 1800. Spesso l’archivista e il segretario sono la stessa persona o l’archivista è anche il procuratore delle liti. L’archivio nel XIX secolo, dopo ingenti lavori alla struttura della chiesa fu trasferito al piano superiore della sagrestia, nelle stanze in cui viveva il sacerdote di servizio alla chiesa e dove si trova attualmente collocato.

La documentazione abbraccia un arco temporale a partire dal 1593 fino ai giorni nostri. Infatti, nello stesso locale dell’archivio storico si trova anche l’archivio corrente. Ci sono dei buchi di documentazione dovuti soprattutto al periodo napoleonico in cui furono soppresse le confraternite ed i beni dell’arciconfraternita furono incamerati a favore dell’Ospedale di San Giovanni ed ancora più grave fu la distruzione ed il saccheggio della chiesa da parte delle truppe napoleoniche. Agli albori del XIX secolo i confratelli si ritrovarono senza una sede ed iniziarono a valutare diverse soluzioni per potersi riunire come quella di restaurare e ripristinare la loro Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. La chiesa fu ricostruita e riaprì nel 1817. Per un secolo l’attività della confraternita fu regolare seppur con alti e bassi dovuti alle leggi sulle opere pie ed ai diversi cambi di amministrazione. Anche la documentazione non è particolarmente ricca durante il XIX secolo, ci sono i registri dei decreti e dei verbali delle congregazioni generali, i vari statuti sia manoscritti che a stampa, qualche registro con gli elenchi dei fratelli, mentre la documentazione si arricchisce nel XX secolo soprattutto nella seconda metà. Nella prima metà del XX secolo dagli elenchi dei confratelli e dalle visite pastorali si evince che il numero dei confratelli non superava il centinaio. Fu con l’elezione alla carica di primicerio di Monsignor Antonio Maria Travia che l’Arciconfraternita ebbe una spinta sotto tutti i punti di vista. Egli fece dei nuovi restauri e sollecitò l’attività dei confratelli, sia dal punto di vista culturale che associativo, implementando le iniziative e gli incontri.

Attualmente l’archivio storico occupa circa 8-9 metri lineari di documentazione dal 1593 al 1970. La prima parte delle buste contiene registri restaurati ed in ottime condizioni, la seconda parte non è stata ancora restaurata, tuttavia è in buono stato di conservazione. Le buste sono collocate all’interno di armadi metallici chiusi a chiave e contengono i brevi e le bolle dei pontefici, i registri dei verbali e dei decreti, gli statuti ed i privilegi, i libri dei confratelli, i registri delle entrate e delle uscite, bilanci preventivi e consuntivi, la documentazione inerente all’attività amministrativa, di culto ed assistenziale, ed infine le memorie storiche sull’Arciconfraternita. L’archivio ha un responsabile designato dal consiglio direttivo ed è aperto al pubblico previo appuntamento da concordare tramite mail o telefono.

L’archivio a partire dall’inizio del 2018 partecipa al progetto Cei-AR promosso dalla Conferenza episcopale italiana ed è presente come istituto culturale nell’AICE, Anagrafe istituti culturali ecclesiastici consultabile all’indirizzo web

http://www.anagrafebbcc.chiesacattolica.it/anagraficaCEIBib/ attraverso una ricerca fatta per nome, ed anche nel portale BeWeb al link

BWEB

in cui i dati sono in stato di aggiornamento ed a breve saranno disponibili in maniera più dettagliata.

Il progetto Cei-Ar è promosso e gestito dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto all’interno della Conferenza Episcopale Italiana che si occupa di promuovere, coordinare e supportare l’attività di riordino e inventariazione informatizzata degli archivi ecclesiastici, in particolare degli archivi diocesani, con l’intento di realizzarne il censimento e facilitarne la fruizione e l’accesso. Il progetto CEI-Ar offre una suite di strumenti informatici che l’Ufficio mette a disposizione degli aderenti al progetto; essa permette anche il dialogo –istituti conservatori e descrizione della documentazione- dal sistema informativo della CEI, BeWeB, verso i sistemi informativi delle Soprintendenze, SIUSA, e della Direzione Generale Archivi del MiBACT, Sistema Archivistico Nazionale (SAN).

CEI-Ar TS è anche il nome del software che supporta il lavoro dell’archivista velocizzando le abituali procedure di descrizione ed eventuale riordino del materiale documentario.

(Gloria Nibali)