LE VICENDE STORICHE DELLA CHIESA

LE ORIGINI

La nascita della Chiesa di Santa Maria di Odigitria è da far risalire al finire del sec. XVI, momento storico in cui la Chiesa cattolica, appena uscita dal Concilio di Trento (1545-1563), incoraggiava nuove forme di aggregazione laicali come le “Compagnie” e le “Confraternite”, ispirate a principi di carità e mutuo soccorso. Questi gruppi di fedeli si caratterizzavano per provenienza geografica oppure per appartenenza ad un particolare mestiere.

In questo contesto, nel settembre 1593, un piccolo gruppo di cittadini siciliani presenti a Roma si riunisce nella chiesa di San Leonardo per “fondare un hospitio sotto la invocatione di Santa Maria Odigitria di Costantinopoli, speciale patrona et advocata della Nostra Natione siciliana […] per beneficio universale di tutti i siciliani che in questa città di Roma vengono per voti o per devotioni, o per altri negotij et affari […]”.

La nuova Confraternita di Santa Maria Odigitria, detta inizialmente d’Itria, nel 1594 incarica due fratelli, D. Giuseppe Aragona e D. P. Bongiorno, di trovare un luogo dove fondare il proprio istituto.

Il 5 Febbraio 1594, come attesta il Breve Apostolico “Pastoris Aeterni” di Papa Clemente VIII, grazie ad una cospicua donazione ed ai locali “presso li due macelli” messi a disposizione dal sacerdote siciliano Matteo Catalano, viene così ricavato un oratorio con affaccio su “Via della Madonna di Costantinopoli” per la nuova comunità. Nel 1595 si da inizio ai lavori di costruzione della chiesa che, in data 15 agosto 1596, fu solennemente aperta al culto.

Nello stesso anno, l’Arciconfraternita riceve la nomina dall’Autorità Apostolica del suo primo cardinale, il Card. Simone Tagliavia dei Duchi di Terranova, di Mazara, e si presta così alla formazione del suo Statuto il quale resterà in vigore sino al 1832.

Dal testo dell’Abb. Filippo Titi, pubblicato per la prima volta nel 1674 abbiamo una testimonianza certa dell’aspetto della chiesa all’epoca. Una traduzione del testo così recita: ”la prima cappella a mano destra col quadro di S. Francesco Saverio, che predica, et altre pitture a colori, opera di Quagliata, e l’altra che ne segue dedicata a Santa Rosalia, fu fatta con amore da Valesio Bolognese, dove rappresentò S. Rosalia con angioli, et altre Historie da i lati e nella volta Angeli e Puttini a fresco. Il quadro di S. Corrado et altre opere nella Cappella incontro sono d’Alessandro Vitale, e nell’ultima cappella quella dell’altare di S. Leone, fu diligentemente condotto da Pietro del Po’, li laterali di S. Agata, e S. Lucia da Francesco Ragusa e quelli della volta a fresco Michel’Angelo Maltese.

Di queste cappelle inoltre sappiamo attraverso i documenti d’archivio che quella di Santa Rosalia è stata la prima ad essere edificata ed ornata, per volontà del fondatore, fratello Catalano, mentre la cappella oggi dedicata a Santa Lucia, la prima a destra entrando in chiesa, deve i suoi allestimenti originali all’Abate Paolo De Angelis, importante mecenate e Primicerio dell’Arciconfraternita (XVII secolo). Ulteriore testimonianza si trova nei pennacchi: l’opera ad alto rilievo, in stucco, raffigurante quattro angeli, portano infatti indosso i simboli della generosa famiglia.

Nel 1710 il Vicerè di Sicilia, marchese Carlo Antonio Spinola, grato per la carità usata ai pellegrini del suo regno, diede all’Arciconfraternita lo stemma reale da apporre in facciata sul portale, riconoscendogli il titolo di Regia.

Nel 1745 la sagrestia subì un parziale crollo e nello stesso anno si operò per la sua ricostruzione.

LE VICENDE DELL’OTTOCENTO

Nel 1799 Ferdinando IV conquista Roma alla santa Sede, scacciando le truppe francesi, che occupavano la città; per questo, l’Arciconfraternita riconoscente al Re per la liberazione, celebra questa vittoria con un solenne Te Deum. I combattimenti portarono le truppe di Sua Maestà a ritirarsi e le armate francesi e repubblicane indignate per l’esultanza dell’Arciconfraternita per la loro sconfitta, distrussero, (come i rifacimenti testimoniano) la facciata ed altre parti della chiesa, tra le quali oratorio e campanile, subirono anche il saccheggio di suppellettili ed ornamenti preziosi.

All’alba del XIX secolo la chiesa si mostra devastata, spoglia delle sue suppellettili: nella relazione effettuata dall’architetto Girolamo Masi il 12 dicembre del 1799, si ha notizia del pessimo stato in cui versava la chiesa, che così viene descritta “Risultano demoliti il voltone che copriva la navata centrale, il muro semicircolare della tribuna, il relativo altare e i pavimenti; il voltone della tribuna risulta in parte spogliato; le cappelle laterali sono devastate a causa della distruzione, quasi totale, degli altari, dei quadri e delle statue raffiguranti i S.S. Pietro e Paolo; la facciata interna della chiesa è stata trovata priva del bussolotto ligneo, con l’accesso principale murato e i due laterali notevolmente ridotti. Tutto il prospetto interno è definito “sformato” in quanto privato di tutti i suoi ornati e dei caratteri architettonici peculiari. All’interno dell’oratorio sono demolite la porta d’ingresso e l’intera tribuna, mentre persistono le decorazioni, lungo le pareti, le colonne e nell’andito di collegamento con la sagrestia; risulta completamente crollato il campanile, l’archivio e gli altri locali di servizio annessi alla Chiesa; la sagrestia appare spogliata di tutte le suppellettili e con “uno squarcio nel muro maestro verso strada”; il prospetto esterno risultava completamente privo di tutti gli ornati del primo cornicione del secondo ordine, e dei tre vani di accesso.

Grazie anche alla benevolenza di Papa Pio VII, la comunità poté iniziare la ricostruzione della sua chiesa, riaprendo le porte al culto nel 1817, sotto la guida di Mons. Belli Primicerio, il quale, come i documenti d’archivio riportano, con assemblea ordinaria si impegnò a celebrare le cappellanie, per devozione al Santo Corrado; questo ci testimonia del fatto che la prima cappella a destra, guardando dall’altare, a tale epoca e sin ai successivi restauri, era ancora dedicata al Beato Corrado.

La ricostruzione della chiesa prosegue sotto la guida di Mons. Girolamo dei Marchesi d’Andrea, secondo il progetto dell’architetto Francesco Manno.

Per il suo abbellimento, le pareti e la volta ormai prive delle decorazioni originali eseguite nel 1766 dallo scultore Vincenzo Pacetti – il quale si rifiutò di replicarle -vennero decorate a chiaroscuro, e le cappelle fornite di arredi sacri, che dai dati documenti così si identificano: “sul lato destro Sant’Antonio da Padova e Santa Rosalia e a sinistra quelle di San Leone e San Giuseppe.”

In quegli anni l’assetto della chiesa è in continua evoluzione e, dalla Visita Apostolica del 1824, si evince che a tale data la chiesa era completamente ricostruita: dotata di ben cinque altari e quattro coretti, due ai lati dell’altare principale, due a metà dell’aula.

L’altare maggiore ospitava l’immagine della Vergine Odigitria e presentava un ciborio “grande elevato di pietra di vari colori. Sotto al medesimo v’è uno scalino eguale e nel mezzo un più basso ciborio, e più comodo per le quotidiane comunioni”.

A sinistra dell’altare maggiore, le due cappelle presenti erano dedicate, rispettivamente, all’arcangelo Michele e a San Leone papa II. A destra, invece a destra la prima cappella era dedicata al SS. Crocefisso e la seconda a Santa Rosalia.

Non c’erano pitture, statue di autori classici, né marmi preziosi, né metalli dorati. Il soffitto risultava “dipinto decentemente”. Assenti il pulpito e l’organo.

Dalla medesima relazione risulta che la chiesa era soggetta a forte umidità di risalita in prossimità dell’altare maggiore, a causa della presenza di un giardino attiguo.

Per il compimento del restauro e l’inaugurazione della stessa, che avverrà nel 1840, la comunità attuò nuovi abbellimenti sotto la direzione dell’architetto Biagio Lipari: ponendo, sopra la porta d’accesso, un organo sorretto da colonne di legno dipinte a finto marmo.

In questa circostanza venne trasportato il corpo della Vergine e Martire romana, Santa Gaudenzia, sotto l’altare di San Leone, mentre sua Eccelenza Don Giuseppe conte Ludolf, fece dono del quadro di Santa Rosalia, opera del Cav. Natale Carta, il fratello Raimondi dipinse e donò il quadro di San Leone e Andrea D’antoni anch’egli dipinse e donò la tela di San Francesco Saverio.

Infine, le informazioni storiche riferiscono che nell’oratorio accanto alla chiesa in volta si trovassero opere in stucco opera Pietro Paccini e un’opera dipinta raffigurante Santa Rosalia in Gloria, opera del pittore palermitano Gaetano Sottino, ora “coperta con una mano di bianco”, come scrive F. Tencajoli ne “Le Chiese nazionali italiane in Roma”, del1928.

Il pavimento invece secondo una memoria del confratello Cav. Galletti sarebbe risalente al 1850 eseguito con marmi bianchi e bigi.

La facciata molto semplice definita da due ordini e da una grande finestra centrale, venne completata sul finire del secolo da G. Palazzi.

IL NOVECENTO

Attraverso il ritrovamento di una scheda di sopralluogo, degli archivi del Comune di Roma, del 1926, si ha notizia di un altro intervento di restauro datato 1914, il quale si è interessato della rimozione dell’organo, della decorazione in chiaroscuro, con motivi ornamentali delle pareti.

La stessa scheda descrive ancora presente la balaustra in marmo di Carrara sull’altare maggiore e gli stucchi della chiesa nei colori del banco e dell’oro.

La chiesa continua a modificare il suo aspetto nel tempo attraverso un altro intervento del 1954, che interessa l’interezza della fabbrica, di cui è presente in archivio il capitolato dettagliato e le relative ricevute di pagamento. A questo è imputabile la coloritura grigia a vernice di tutti i fondi, le decorazioni in porporina dorata, le lavorazioni delle paraste dell’aula decorate a finto marmo con la simulazione di scanalature verticali. Inoltre a questo intervento di riferiscono lo strato di calce bianca ritrovato sul voltino della cappella di Santa Lucia, nonché le decorazioni a finto marmo eseguite ad olio in tutte le cappelle e le decorazioni geometriche con tecnica a finto marmo eseguite sui fondi della cappelle, ormai completamente scomparse.

Di due altri importanti interventi, risalenti agli anni settanta e agli anni novanta dello scorso secolo, non è stata recuperata ad oggi documentazione archivistica ma attraverso la raccolta di testimonianze di alcuni confratelli e per mezzo della comparazione delle informazioni ritrovate e con l’ausilio delle indagini stratigrafiche propedeutiche ai recenti restauri si possono ipotizzare gli interventi svolti.

I lavori intrapresi hanno interessato la maggior parte delle superfici decorate della chiesa, rinfrescando nei toni le decorazioni della volta, delle pareti dell’aula, dei voltini e delle cappelle, laddove necessario; sono state decorate tutte le paraste dell’aula, anche quelle marmoree in controfacciata, a simulazione di marmo marrone–bruno, i cornicioni dell’aula a finto marmo nei toni del grigio e del bianco; inoltre a questi interventi è attribuibile la tinteggiatura a calce e/o vernice grigia di tutte le opere in stucco, e delle pareti di fondo delle cappelle.

Restaurata la chiesa, Paolo VI, con la bolla “Romana Templa” del 12 febbraio 1973, eleva il tempio a diaconia cardinalizia. Il 13 Dicembre 1974 il Cardinale Arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, prende ufficialmente possesso del suo titolo e consacra l’altare, sul quale era stata posta una nuova icona della Vergine Odigitria, dono del Patriarca Dimitrios I.

I RECENTI INTERVENTI

Siamo giunti agli anni recenti e agli interventi promossi sotto il rettorato di Mons. Giuseppe Mario Blanda, Primicerio dall’anno 2010.

Nello stesso anno infatti si sono intraprese le operazioni preliminari per lo svolgimento di alcuni importanti interventi che risultavano ormai impellenti. Si è trattato in sostanza delle opere di deumidificazione dell’interno della chiesa e di rifacimento integrale dell’impiantistica elettrica e accessoria, oltre ai restauri delle facciate della chiesa e dell’adiacente albergo.

A partire dal 2011 hanno preso avvio i suddetti lavori a cominciare dall’impianto di deumidificazione con l’installazione, effettuata dalla azienda Restauro News srl, di sei macchine di sistema magneto-induttivo per il risanamento dell’umidità di risalita e ambientale.

Durante le operazioni di rilievo propedeutiche agli interventi, in un sopralluogo nel sottotetto per la verifica di passaggi impiantistici da adottare, si è rilevata una situazione di sofferenza strutturale della parte della volta sottile interna in prossimità del presbiterio che ha consigliato di intervenire con urgenza per scongiurare pericoli imminenti e futuri.

Lo stato di deformazione rilevato infatti ha consigliato l’immediata realizzazione di un presidio di sicurezza in modo da consentire la celebrazione delle funzioni religiose e permettere la realizzazione dei successivi lavori.

Le cause dei dissesti in sostanza sono state attribuite alle staffe di tenuta tra il monaco e la catena di alcune capriate che sono venute a contatto con la volta interna e l’hanno spinta in basso, modificando la curvatura cilindrica della zona posta in chiave della volta e provocando una serie di lesioni localizzate.  Si è verificato inoltre un conseguente innalzamento della volta in corrispondenza delle reni; si è così determinata una situazione di rischio di collasso della porzione centrale della volta.

I lavori di straordinaria manutenzione hanno avuto la finalità di riportare la chiesa nelle condizioni di sicurezza, avendo evitato di realizzare opere aggiuntive a snaturare la consistenza dell’apparecchio voltato che, al contrario, ha riportato l’organismo alle condizioni statiche iniziali.

Gli interventi sulle facciate interessate da fenomeni di degrado diffuso, hanno comportato la revisione completa dell’intonaco con rimozioni locali e ripresa di intonaco con caratteristiche compatibili, la raschiatura, rasatura e carteggiatura, e uno strato di colla di malta con finitura a stucco romano e coloritura a latte di calce. Inoltre, la revisione completa delle cornici e delle mostre con la stessa tecnica.

Il consolidamento delle parti degradate e pericolanti dei cornicioni, mediante ripresa dell’ossatura muraria e chiodature con materiali non ferrosi e lavorazioni come prima descritte e la revisione integrale delle copertine con sostituzione delle lastre di ardesia.

Infine, interventi puntuali di manutenzione e verniciatura dei portoni e delle persiane in legno e degli elementi in ferro quali inferriate e ringhiere. La coloritura finale è stata eseguita in accordo con la Soprintendenza, previa esecuzione di saggi stratigrafici. In linea di principio si è inteso di marcare la diversità tra facciata della chiesa e il palazzetto tramite misurate diversità di colore.

I lavori di restauro sono stati eseguiti dalla azienda Dromos Restauri srl.

I lavori di rifacimento impiantistico hanno comportato l’intero rifacimento degli impianti elettrici e di illuminazione – che risultavano fuori norma relativamente alla sicurezza di persone e cose – audio, di sicurezza e videosoveglianza.

In particolare l’impianto elettrico è stato dotato di un sofisticato sistema di controllo e gestione di tipo digitale che prevede la facile riprogrammazione del sistema in tempi successivi. Un cospicua parte degli apparecchi illuminanti sono dotati di sorgenti LED a consentire una diminuzione dei consumi elettrici.

Gli impianti elettrici, speciali e di illuminazione sono stati eseguiti dalla ditta Elettrosystem srl. Gli impianti audio, antifurto e videosorveglianza, sono stati realizzati dalla ditta CAT srl Sistemi di Sicurezza.

Tutti i suddetti lavori, progettati e diretti dall’architetto Giorgio Della Longa, sono stati ultimati nel giugno del 2012. Le opere strutturali sono state eseguite su progetto degli ingegneri Alberto Musmeci e Giuseppe Carluccio.

Nell’estate 2013, in concomitanza con cospicui interventi di adeguamento e restauro dei vani attigui alla chiesa, si è proceduto con un consolidamento statico che ha in parte interessato la pila muraria tra la prima e la seconda cappella di destra della chiesa. Interventi eseguiti dalla ditta Virginio Franciosi e diretti dall’architetto Giambattista Pagliarulo con la consulenza dell’ingegnere Giuseppe Carluccio.

Nello stesso periodo, l’aula è stata dotata di un impianto di riscaldamento costituito da un anello perimetrale di tubazioni radianti con acqua a bassa temperatura. L’impianto possiede un sofisticato apparato di monitoraggio e gestione in remoto del microclima. Gli interventi, eseguiti dalla ditta 2S Impianti snc, sono stati progettati dall’azienda HypoThermos.

A partire dall’ottobre 2013 le cappelle sul lato destro dell’aula sono state oggetto di interventi radicali di restauro.

In entrambi i casi i restauri hanno riguardato stucchi paraste e superfici di fondo.

Nella sola cappella di Santa Rosalia ai due lati dell’arco di ingresso, si trovano due lunette dipinte con raffigurazioni riguardanti episodi della vita della Santa risalenti al XVII secolo, già oggetto di interventi di restauro di cui l’ultimo risalente al 1996. In questo caso l’intervento ha riguardato anche la ripulitura dei due dipinti.

Nel periodo compreso tra ottobre ed il dicembre 2013 sono stati eseguiti i lavori di restauro conservativo dell’apparato decorativo della cappella di Santa Lucia. Tutte le superfici lavorate a stucco erano rivestite da un primo strato pittorico plastico al di sotto del quale si trovava uno spesso strato di scialbo in calce. Anche le pareti della stessa si presentavano totalmente ricoperti da uno spesso scialbo di calce rivestito da una tinta color grigio, le paraste erano finite con una decorazione a finto marmo nei toni del marrone di mediocre fattura.

Tra gennaio e aprile 2014 sono stati eseguiti i lavori di restauro conservativo dell’apparato decorativo e dei dipinti murali della cappella di Santa Rosalia. Le condizioni conservative della cappella erano del tutto simili alle condizioni della prima cappella.

Gli interventi di restauro conservativo, hanno comportato un radicale riqualificazione delle cappelle riportate allo stato preesistente con un ricco apparato decorativo in cui sono riapparsi abbondanti strati di doratura.

Successivamente è stata anche riportata alla luce la volta della cappella di Santa Lucia con interventi di rimozione degli strati, di consolidamento e di parziale rifacimento dell’apparato iconografico preesistente.

A seguito, nel periodo compreso tra giugno e il dicembre 2014, anche le due cappelle sul lato sinistro dell’aula sono state oggetto di analoghe opere di restauro conservativo.

In particolare si deve sottolineare come, all’interno della cappella di Sant’Agata, i saggi stratigrafici propedeutici ai restauri hanno evidenziato numerosi ritrovamenti di affreschi in buono stato di conservazione che hanno suggerito di proseguire con le opere di descilabo. I lavori intrapresi hanno portato alla luce due lunette affrescate con scene della vita di Corrado Confalonieri, Santo patrono della città di Noto. L’iscrizione rinvenuta nel sottarco della cappella ne è testimonianza. Tasselli stratigrafici eseguiti sui pennacchi lasciano intravedere lo stato generale del programma iconografico della cappella che dovrà essere portata a termine.

Tutti i lavori sono stati eseguiti dalla ditta Sectilia Spazio Arte di Concetta Musti e Paola Marra, sotto la supervisione del responsabile di zona della Soprintendenza dott. Andrea De Marchi e con la direzione dell’architetto Giorgio Della Longa.

Al termine dei lavori di restauro suddetti si è compiuto anche il rifacimento dell’ambone della chiesa con marmi provenienti dalle cave di Custonaci.

La struttura dell’ambone è stata pensata anche per accogliere e riferirsi al bronzo del Cristo velato, opera dell’artista bavarese Rudolf Koller, collocato sul fronte. L’ambone, progettato dall’architetto Giorgio Della Longa e realizzato dalla ditta Venature Marmi srl di Alcamo, è stato donato da Mons. Ludovico Puma, Arciprete di Alcamo.

Dal marzo al maggio 2015 sono state eseguite le opere in occasione della dedicazione dell’ex-oratorio al Generale di C. A. Umberto Cappuzzo, già Priore dell’Arciconfraternita e generoso sostenitore degli interventi realizzati in chiesa.

È stata realizzata una vetrata artistica, su disegno dell’architetto Nicola Busardò, rappresentante “le meraviglie del Creato nella terra di Sicilia” titolata Sikanìe e realizzata dalla ditta Derix Glasstudios GmbH & Co, di Taunusstein (Germania), montata su telaio metallico realizzato dalla ditta SIL.FER. srl.

Gli interventi hanno inoltre interessato il rifacimento del pavimento e dell’impianto di riscaldamento dell’ex-oratorio e della sagrestia, estensione di quello presente in chiesa, opere collaterali alla vetrata artistica lì collocata.

In particolare il pavimento è stato realizzato in cotto smaltato a mano realizzato dalla azienda Ceramiche Fratantoni srl di Santo Stefano di Camastra con un disegno che richiama temi figurativi della tradizione artistica siciliana.

Le opere sono state eseguite dalle ditte Virginio Franciosi e 2s Impianti snc, sono state progettate e dirette dall’arch. Giorgio Della Longa, e ultimate in occasione della dedicazione della sala il 26 maggio 2015.

 Nei mesi di luglio  e agosto 2016 la generosità di Giancarlo Zenobi (Impresa Cooperativa Servizi) restaura e lucida i pavimenti delle cappelle e dell’aula, spolvera le pareti della chiesa fino ai cornicioni e la raggiera dell’abside. A Sectilia Spazio e Arte  si commissiona la riscrittura delle lapidi mortuarie dei pavimenti.  In questo periodo vari benefattori consentono all’Arciconfraternita di realizzare nel presbiterio due grandi dipinti raffiguranti S. Agata in carcere visitata e guarita da San Pietro (lato sede del celebrante), e (lato ambone) San Bernardo da Corleone che riceve la Comunione da Gesù. Autore è Anna Maria Trevisan da Treviso (http://annamariatrevisan.com). Altre sue opere, “I Misteri della Luce”, sono esposte nel transetto della Basilica S. Maria degli Angeli, Piazza della Repubblica. L’inaugurazione ha luogo sabato 3 settembre 2016 alla presenza di S. E. Rev.ma Mons. Salvatore Di Cristina, Arcivescovo Emerito di Monreale, che presiede la celebrazione eucaristica nella memoria liturgica di S. Rosalia.