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Sede - Arciconfraternita di S.Maria Odigitria dei Siciliani in Roma

Sede

Bolla con cui PaoloVI eleva a diaconia cardinalizia la chiesa di S. maria Odigitria (12 febbraio 1973)

Bolla con cui PaoloVI eleva a diaconia cardinalizia la chiesa di S. maria Odigitria (12 febbraio 1973)

L’Arciconfraternita ha sede in Roma, via del Tritone 82,  presso l’omonima chiesa. Con Bolla del 12 gennaio 1973 di Sua Santità Paolo VI la chiesa  fu elevata a “diaconia cardinalizia” col titolo di “S. Maria Odigitria dei Siciliani” ed assegnata al Cardinale Salvatore Pappalardo. Successivamente con Bolla di Sua Santità Benedetto XVI del 20 novembre 2010 fu elevata al “titolo presbiterale” cardinalizio ed assegnata al Cardinale Paolo Romeo.

Sono proprietà dell’Arciconfraternita la chiesa e il palazzetto annesso, con salone per i raduni degli iscritti, archivio e ufficio per il disbrigo delle pratiche amministrative. 

L’Arciconfraternita è iscritta nel Registro delle persone giuridiche presso l’Ufficio Territoriale del Governo di Roma al N. 891/87 – 1000/2003. Legale rappresentante è il Primicerio. nominato da Sua Eminenza il Cardinale Vicario su proposta del Consiglio direttivo . L’Arciconfraternita persegue fini di religione e di culto e non ha scopi di lucro. C/F 80099750582.

Per gentile concessione riportiamo da Roma Segreta “via del Tritone”: “Prima del toponimo attuale questa via ne ha avuti almeno due, che ne hanno seguito le vicende nel corso della sua storia: alla fine del Cinquecento era denominata “via della Madonna di Costantinopoli” (dalla chiesa, ancora esistente, di S.Maria Odigitria), come confermato anche dalla pianta di Antonio Tempesta del 1693, quando era ancora costeggiata dalla suddetta chiesa, da casupole e da un isolato fino all’altezza di via Capo Le Case; il tratto seguente era denominato “via dell’Angelo Custode”, dal nome della chiesa edificata, a cura della omonima Confraternita, da Felice della Greca e Mattia de’ Rossi, che terminava all’altezza di palazzo Poli. Il toponimo “del Tritone” apparve per la prima volta nella pianta di Pietro Ruga del 1824, ma limitatamente al tratto compreso tra Piazza Barberini e via dei due macelli, mentre il tratto seguente conservava il nome di “via dell’Angelo Custode”. Fu in base al Piano Regolatore del 1873 che la via fu allargata proprio nel tratto più basso, incorporando il “largo dei Due Macelli” (oggi largo del Tritone), via dell’Angelo Custode, parte del vicolo Mortaro e il vicolo Cacciabove: nella parte centrale furono abbattute varie case e venne sventrato il lungo palazzo Poli. Il secondo tratto, quello più alto, fu allargato in accordo con la Società Imprese Fondiarie nel 1905, mentre un altro allargamento di circa 20 metri avvenne tra via della Stamperia e via Due Macelli, per consiglio dell’architetto Gino Venturi, nel 1928. La sopracitata chiesa di S.Maria Odigitria, detta anche “S.Maria d’Itria” fu eretta nel 1594 dalla nazione siciliana a Roma insieme con i Maltesi e, nel Seicento, vi furono annessi anche un ospizio ed un collegio per i Maltesi ed i siciliani che venivano a studiare a Roma. Deve il suo nome alla venerata Immagine della Vergine al suo interno custodita, portata a Roma, si dice, direttamente da Costantinopoli: per questo motivo fu soprannominata anche “Madonna di Costantinopoli”. Il termine “Odigitria” significa “colei che indica la via” ed ha radici lontane, risalenti addirittura al V secolo, quando Teodosio II eresse a Costantinopoli tre basiliche mariane, in una delle quali vi era custodita una Sacra Immagine della “Vergine con il Bambino in braccio”. Questa celebre immagine con il tempo venne denominata “degli odeghi”, cioè “delle guide” o “dei condottieri”, perché vi si recavano ad invocare protezione i condottieri dell’esercito imperiale prima di marciare contro i Turchi. Questa celebre Immagine fu considerata la protettrice della città e di tutto l’impero d’Oriente. Furono gli imperatori stessi a portarla alla testa dei loro cortei trionfali, come indicatrice e guida della via, avvalorando inquesto modo il titolo di “Odigitria”.

ODIGITRIA 23 GIUGNO 2012 (33)Questa chiesa, distrutta e sconsacrata durante la presenza dei Francesi tra la fine del Settecento ed il 1814, fu ricostruita nel 1817 da Francesco Manno; la facciata, opera di Giuseppe Palazzi, reca la scritta “IN HONOREM SANCTAE MARIAE ODIGITRIAE”. Chiesa regionale dei Siciliani, all’interno delle sue quattro cappelle altrettanti artisti siciliani hanno rappresentato, in sostituzione di vecchie tele di maniera, quattro pale d’altare: “S.Lucia di Siracusa” (opera di Salvatore Fiume), “S.Rosalia di Palermo” (opera di Mario Bardi), “S.Agata di Catania” (opera di Sebastiano Miluzzo) ed i papi romani Agatone e Leone II con il patriarca di Costantinopoli Metodio Siculo, in ricordo del legame tra la Sicilia ed il mondo greco-bizantino. L’altra chiesa che diede il nome alla via, quella dedicata all’Angelo Custode, fu demolita nel 1928 per l’allargamento della sede stradale”.